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Dalla sua fondazione la Società Italiana di Mesoterapia (S.I.M.) ha divulgato il metodo attraverso Congressi Nazionali e Corsi base annuali.

presidente societa italiana di mesoterapiaL’Intradermoterapia Distrettuale (I.T.D.) è stata presentata in molti Congressi della Società Italiana di flebolinfologia, in Convegni SINFER e di Medicina Fisica e Riabilitazione, in tutti i Congressi della Società Italiana di Medicina estetica, inoltre è stata proposta con successo presso Centri Ospedalieri e Universitari, in particolare in reparti di Medicina fisica e Riabilitazione, di Angiologia e di Dermatologia. L’ITD è stata notevolmente apprezzata in Istituti Universitari di Medicina Veterinaria e presso il Comando del Corpo Veterinario dell’Esercito.

La divulgazione della migliore Intradermoterapia è stata affidata anche ad organi di stampa, dapprima con il Giornale di Mesoterapia poi con il Bollettino SIM, attualmente non più proponibili.

La Società Italiana di Mesoterapia, nell’intento di adeguare sempre di più la metodica alle norme della buona pratica clinica, ha voluto allestire un  nuovo sito internet, un sito interattivo non solo per essere vicini al paziente e soddisfare le sue richieste ma anche per mantenere e avviare contatti con il mondo medico, per scambiare opinioni con colleghi interessati al metodo,  per proporre a organizzazioni Ospedaliere o Universitarie ipotesi di lavori di ricerca, al fine di realizzare seri studi sulla metodica.

La Società Italiana di Mesoterapia propone protocolli e linee comportamentali basati su severi criteri scientifici circa indicazioni, tecnica di esecuzione e utilizzo di farmaci o presidi iniettabili per via intradermica per evitare che, nella pratica, si possa incorrere in eventi avversi già conosciuti, perciò evitabili. Non ultimo, ridurre i casi di malpractice anche in questo settore della terapia.

La S.I.M., sensibile a certi problemi, ha istituito una sezione di farmacovigilanza che prende in esame i dati riportati dalla letteratura internazionale sulle reazioni avverse a seguito di intradermoterapia distrettuale con  utilizzo non solo di farmaci ma anche di presidi, quali i filler riassorbibili (dati pubblicati su riviste scientifiche o riportati dalle Aziende produttrici).

artropatite maniLa Farmacovigilanza è una branca della Medicina che valuta la sicurezza di impiego dei farmaci nella pratica clinica e si avvale della collaborazione di più figure professionali. La continua evoluzione della ricerca scientifica richiede una maggiore cautela ed attenzione sui principi attivi che vengono utilizzati nella pratica medica e, poiché l’intradermoterapia rappresenta una diversa via di somministrazione di un farmaco, chiaramente, la farmacovigilanza si occupa anche di questa metodica.

La ITD infatti utilizza farmaci della F.U. nella cui scheda tecnica, tranne pochissime eccezioni, non è indicato l’impiego intradermico: è lecito tale impiego? La SIM si sta impegnando alla soluzione di questo non facile problema attraverso studi retrospettivi, cioè analizzando i risultati ottenuti con l’intradermoterapia su popolazioni afferite a centri pubblici, ospedalieri o universitari.

Scopo primario:

- dimostrare la tollerabilità dell’impiego intradermico dei farmaci della F.U..

Scopi secondari:

- dimostrare la maggiore efficacia della somministrazione intradermica rispetto a quella sistemica degli stessi farmaci, tenendo presente che lo schema terapeutico prevede, per ogni seduta, l’impiego della dose giornaliera o frazione di essa, del farmaco che si impiegherebbe per via sistemica e che tali sedute sono, mediamente, settimanali;
- registrazione ed elaborazione di tutti i segni e sintomi riferiti dai pazienti relativamente ad eventi avversi (tipo e durata) ed effetti collaterali (tipo e durata);
- registrazione di casi di sospensione del trattamento (numero e motivo);
- valutazione dei costi relativi al consumo di risorse con il trattamento intradermico;
- valutazione statistica finale.
Un protocollo di questo tipo dovrebbe essere redatto presso le strutture sopra accennate in cui si utilizza la ITD secondo le norme dettate dalla SIM e quindi presentato al Comitato Etico al fine di ottenere l’autorizzazione all’impiego del metodo.

intradermoterapiaL’ITD, concludendo, impiega dosi farmacologiche notevolmente inferiori a quelle che si utilizzano per via sistemica con risultati terapeutici più rapidi, più efficaci e duraturi. È facile dedurre quindi, che la migliore risposta terapeutica è ottenuta con notevole risparmio per il S.S.N. e soprattutto per il paziente al quale è risparmiato il rischio di effetti lesivi o tossici specialmente quando la sua età, condizioni generali, patologie d’organo o d’apparato, politerapia controindicano l’uso di farmaci per via sistemica. 

L’intradermoterapia distrettuale, correttamente applicata, rappresenta un utile strumento terapeutico nelle mani del Medico di Medicina generale che può intervenire e risolvere con rapidità casi come le artropatie, per esempio, per le quali  la terapia richiede tempi lunghi, anche di assenza dal lavoro, impiego di farmaci non sempre ben tollerati, talvolta non utilizzabili perché controindicati, notevole spesa da parte del SSN e quindi della comunità.

In ambito specialistico - fisiatria, ortopedia, medicina dello sport, angiologia, infettivologia, dermatologia, medicina estetica - può rappresentare un raffinato metodo di terapia mirata e, talvolta, anche un mezzo diagnostico.

In definitiva, l’intradermoterapia distrettuale consente una notevole riduzione dei costi e, per il paziente, la riduzione dei rischi legati alla lesività di alcune molecole e una migliore qualità della vita.

Sergio Maggiori

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